La paura di fare domande: imparare senza sentirsi fuori posto

Illustrazione di un partecipante che alza la mano durante un corso, mentre il docente si volta verso di lui in un’aula blu e oro

Nel mio lavoro di docente e formatore, dare spazio alle domande significa dare spazio alle persone. Eppure può succedere che una spiegazione vada avanti e un dubbio resti fermo: «Posso chiedere di ripetere?». A scuola, durante un corso o nei primi giorni di un nuovo lavoro, a trattenerci può essere la paura di essere gli unici a non aver capito. Vorrei partire da qui: dal diritto di chiedere, anche quando ci sentiamo fuori posto.

Separare il dubbio dal giudizio su di sé

«Non ho compreso questo passaggio» descrive una situazione. «Non sono portato» sembra invece definire un’identità. Nel passaggio dall’una all’altra frase, un dubbio circoscritto può diventare una conclusione molto più grande. Prima di accettarla, proviamo a tornare al punto preciso: quale termine, istruzione o collegamento manca?

Non è necessario negare l’imbarazzo. Possiamo riconoscerlo e, nello stesso tempo, preparare una domanda. La frase «Mi vergogno a chiedere» racconta una difficoltà presente; non decide per sempre come potremo comportarci. Il passo successivo può essere piccolo: annotare il dubbio prima di esporlo.

Una domanda può avere una struttura semplice

Per chiedere un chiarimento, può essere utile distinguere tre elementi: ciò che abbiamo compreso, il punto in cui ci siamo fermati e l’aiuto che cerchiamo. Per esempio: «Ho capito come inserire i dati iniziali. Non mi è chiaro quale controllo fare prima di confermare. Possiamo rivedere quel passaggio?».

Questa struttura non serve a giustificare il diritto di fare domande. Serve a rendere il dubbio più facile da affrontare insieme. In un corso tecnico, come nell’apprendimento di una procedura aziendale, indicare il punto preciso permette anche a chi spiega di capire da dove ripartire. «Non ho capito nulla» può essere una sensazione sincera; scomporla in un primo quesito la rende più gestibile.

Scegliere il momento senza rimandare all’infinito

Alcuni dubbi richiedono una pausa immediata, perché impediscono di seguire il resto. Altri possono essere raccolti alla fine di un’attività. Se non è chiaro come intervenire, possiamo chiedere: «Preferisci le domande durante la spiegazione o alla fine?». Concordare un momento evita di dover indovinare ogni volta le regole.

Scrivere può essere un primo canale utile per chi fatica a parlare davanti al gruppo. Un messaggio al docente, una domanda su un foglio o un confronto individuale possono aprire il dialogo. Non sono scorciatoie da svalutare: sono modalità di partecipazione da scegliere in base al contesto e alle proprie esigenze.

Chi forma può rendere le domande più accessibili

Anche il modo di insegnare contribuisce al clima di un’aula. Chiedere soltanto «Tutto chiaro?» può produrre molti cenni del capo e poche informazioni. Una richiesta più concreta, come «Quale passaggio rivediamo insieme?», offre un punto da cui partire. Dare qualche istante per pensare aiuta a non riservare il dialogo soltanto a chi risponde più velocemente.

È utile chiarire anche che cosa accadrà quando non si conosce una risposta. Un formatore può dire «Verifico e torno su questo punto», mantenendo poi l’impegno. Mostrare il percorso con cui si cerca una spiegazione permette di trattare l’incertezza come parte del lavoro, senza trasformarla in una colpa.

Portare il chiarimento nella pratica

Quando arriva una risposta, proviamo a riformularla o ad applicarla a un esempio. «Quindi prima controllo questo dato, poi confermo: è corretto?» permette di verificare il passaggio. Se resta un dubbio, possiamo dirlo. Aver fatto una domanda non obbliga a fingere di aver capito la prima risposta.

Per la prossima lezione o riunione, prepara una frase essenziale: «Vorrei verificare di aver capito». È un modo per entrare nella conversazione con uno scopo preciso. Non garantisce che sparirà ogni esitazione, ma offre una forma possibile a ciò che vogliamo chiedere.

La formazione comincia dalle persone

Il mio percorso intreccia insegnamento, formazione e attenzione alla voce di chi apprende. Puoi conoscere la mia storia e il legame tra il libro e il mio lavoro. In Le Parole del Potere racconto anche la paura del giudizio, una delle esperienze da cui sono partito: esplora il libro e i suoi capitoli.

Il percorso dietro queste parole

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Sono Mattia Della Rossa, autore di Le Parole del Potere, docente e fondatore di Gauss Jordan. Nel libro e negli incontri condivido il mio percorso e porto al centro la voce, l’ascolto e il rispetto delle persone.

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