Spettatori del bullismo: dal silenzio al sostegno

Illustrazione di una ragazza seduta accanto a un compagno isolato nel corridoio di una scuola, con un arco di luce oro alle loro spalle

Quando parlo di bullismo, voglio dare spazio anche a chi assiste. In una classe, in un corridoio o in una chat, qualcuno viene preso di mira e gli altri restano a guardare. C’è chi non sa come intervenire, chi teme di diventare il prossimo bersaglio, chi aspetta che faccia qualcosa un altro. Vorrei cominciare da questa esitazione e dai piccoli gesti con cui possiamo trasformarla in sostegno.

Il silenzio non racconta sempre ciò che pensiamo

Una risata nervosa, uno sguardo abbassato, un messaggio lasciato senza risposta possono nascere dall’incertezza. Per chi viene escluso, però, è difficile sapere che cosa c’è dietro. Vede il gesto, non l’intenzione. Per questo vale la pena domandarsi: quello che sto facendo rende questa persona più sola oppure le fa capire che qualcuno è dalla sua parte?

Non ogni litigio è bullismo. Per orientarsi contano anche la ripetizione dei comportamenti e lo squilibrio di potere tra le persone coinvolte. Non occorre comunque trovare subito l’etichetta giusta per prendere sul serio un’umiliazione. Se un compagno è in difficoltà, l’ascolto e il coinvolgimento di un adulto possono cominciare da ciò che abbiamo visto.

Non dare altro pubblico all’umiliazione

Una scelta concreta è smettere di alimentare la scena: non ridere, non incoraggiare, non aggiungere commenti. Online significa anche non inoltrare un video offensivo e non trasformare una richiesta di aiuto in materiale da condividere. La curiosità del gruppo non viene prima della dignità di una persona.

Se la situazione lo consente e ci si sente al sicuro, una frase breve può interrompere l’automatismo: «Non mi fa ridere» oppure «Lasciamolo stare». Non è necessario iniziare una sfida. Se intervenire direttamente espone a un rischio, cercare subito un adulto è una forma di sostegno, non un passo indietro.

Stare accanto, anche dopo

Il momento più visibile non è l’unico che conta. Quando il gruppo si disperde, si può avvicinare la persona e dire: «Ho visto quello che è successo. Vuoi che resti qui con te?». Sedersi accanto, accompagnarla da un insegnante o invitarla a partecipare a un’attività sono gesti piccoli, ma rendono concreto il fatto che non è sola.

Ascoltare significa anche lasciare spazio alla risposta. Evitiamo di imporre un racconto, di chiedere spiegazioni davanti agli altri o di liquidare tutto con «non pensarci». Possiamo offrire compagnia senza pretendere confidenze. E possiamo ricordare che subire un’umiliazione non è una colpa.

Chiedere aiuto con fatti precisi

Uno studente non deve gestire da solo una situazione di bullismo. Un genitore, un docente o un altro adulto di fiducia può aiutare a capire come procedere. Nel parlarne, è utile descrivere fatti concreti: che cosa è successo, quando, dove, chi era presente. Se ci sono messaggi o contenuti online, chiediamo all’adulto come conservarli senza rimetterli in circolazione.

La risorsa Cyberbullismo di Generazioni Connesse invita a coinvolgere un adulto di fiducia e a non restare spettatori passivi. È un riferimento da leggere insieme, per aprire una conversazione. Se il problema continua, torniamo a parlarne: una prima richiesta di aiuto non deve essere l’ultima.

Una domanda da portare nel gruppo

Possiamo cominciare da una domanda semplice: «Come vogliamo che si senta una persona quando entra nella nostra classe?». Le risposte diventano più utili se si traducono in accordi concreti: non diffondere immagini che umiliano, ascoltare chi chiede di smettere, sapere a quali adulti rivolgersi. Il rispetto prende forma nelle abitudini del gruppo.

Le Parole del Potere nasce dalla mia storia, dalle difficoltà e dalla scelta di condividere la mia voce. Per continuare a riflettere sul peso del giudizio, puoi scoprire il mio libro o leggere il racconto del mio incontro al Liceo Miranda. Una lettura può aprire il dialogo; il sostegno si costruisce nelle scelte di ogni giorno.

Il percorso dietro queste parole

La mia storia.
Il dialogo continua.

Sono Mattia Della Rossa, autore di Le Parole del Potere, docente e fondatore di Gauss Jordan. Nel libro e negli incontri condivido il mio percorso e porto al centro la voce, l’ascolto e il rispetto delle persone.

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Da dove nasce il dialogo

Le Parole
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Dalla fatica di parlare al coraggio di condividere: scopri la storia da cui nasce questo progetto.

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Una voce. Un metodo. Una scelta.Le Parole del Potere · Mattia Della Rossa

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